Guida introduttiva all’IDE Eclipse, per programmare con Java in modo accessibile.

Inizio oggi una serie di articoli che introducono alla possibilità di svolgere la professione del programmatore da parte di sviluppatori affetti da disabilità visiva (non vedenti ed ipovedenti). L’obiettivo è quello di rendere consapevoli le aziende del fatto che questa è una professione possibile per i disabili visivi, ma allo stesso tempo sono gli stessi ipovedenti o non vedenti che devono sapere che possono diventare sviluppatori professionisti, perché oggi gli strumenti ci sono. Nello specifico farò riferimento al sistema operativo Windows 10 a 64 bit, ampiamente diffuso, ma con dei piccoli accorgimenti, questa guida, è adatta anche a sistemi più vecchi o a 32 bit, oltre che per i sistemi Mac e Linux. Inoltre, a fine articolo, ho inserito due sezioni molto importanti:

  • download proposti: sezione contenente l’elenco dei link per scaricare tutti i software di cui si parla in questa guida;
  • materiale proposto: una selezione di materiale utile per l’apprendimento delle basi della programmazione e del linguaggio java.

Nota bene: nel testo uso le doppie virgolette per evidenziare termini importanti, comandi o nomi file, esse non vanno mai riportate nello svolgimento degli esercizi.

I tool per scrivere codice

Oggi parlerò dell’IDE Eclipse, che per chi non lo sapesse è un software libero per la scrittura di codice in diversi linguaggi di programmazione, in particolare vi parlerò del linguaggio Java, ma molto di quello che scriverò sarà applicabile anche ad altri linguaggi come Python o C.
Premetto che non è indispensabile un IDE per scrivere codice, potremmo farlo anche con un semplice editor di testo come il Blocco Note (notepad di Windows) o ancora meglio se con il più professionale e accessibile Notepad++, ma un IDE, che in parole semplici è un ambiente di sviluppo completo, ci facilita la vita offrendoci funzionalità avanzate che ci aiutano nella scrittura e nel debug del codice.
In questo articolo vedremo entrambe le modalità di programmazione, ma prima di cominciare ad utilizzare questi tool dobbiamo introdurre alcuni concetti essenziali.

Il lettore di schermo

Da non vedenti, per usare un pc con Windows, abbiamo bisogno di un software chiamato lettore di schermo, oggi per fortuna ne esiste uno gratuito, si chiama NVDA ed è perfetto per ciò che dobbiamo fare, data la sua ottima compatibilità con un gran numero di strumenti per lo sviluppo di software. Se utilizzerete questo lettore di schermo, vi consiglio di tenerlo sempre aggiornato, infatti grazie ai frequenti update da parte degli sviluppatori, questo strumento assume nuove potenzialità ed aumenta la compatibilità con i software presenti in Windows.

Sintesi vocale e Braille

Le disabilità visive sono tante, come sono tante le tipologie di persone di cui ne sono affette. Ci sono persone che basano la loro esperienza di uso del pc esclusivamente su ciò che ascoltano mediante sintesi vocale, io sono uno di questi, mentre invece ci sono altre persone che aggiungono il feedback tattile del Braille. Addirittura c’è chi utilizza solo il Braille senza sintesi. Gli strumenti descritti in questo articolo sono compatibili con tutte queste modalità di esperienza utente. Mi sento solo di consigliare, soprattutto nel caso si utilizzi solo la sintesi, di impostare la prolissità della punteggiatura su “tutta”, in modo che il lettore di schermo pronunci sempre tutta la punteggiatura. Essa è infatti fondamentale quando si scrive del codice in qualsiasi linguaggio di programmazione. Con NVDA si può ciclare tra i diversi livelli di prolissità della punteggiatura mediante la combinazione “tasto nvda + p”. Mi sento quindi di dire che chi usa il Braille, mediante una barra Braille collegata al pc, ha sicuramente una marcia in più ed è caldamente invitato a sfruttare questa opportunità.

Un po’ di ordine

Prima di addentrarci per davvero nel mondo della programmazione, è importante capire che è necessario essere ordinati quando si utilizza un pc, si creano le cartelle o si spostano file. Bisogna sempre sapere in quale cartella sono i programmi e i file creati. Per cominciare definiamo una cartella da utilizzare per i nostri sviluppi, stabiliamo infatti che la cartella “c:\sviluppo”, conterrà i file e programmi che andremo a vedere tra poco. Siete liberi di creare la cartella sviluppo anche in un percorso diverso, come ad esempio nella vostra directory personale, magari dentro la cartella documenti. L’importante è essere consapevoli di ciò che si fa e fare poi sempre riferimento alla cartella creata. Questa guida farà riferimento alla cartella “c:\sviluppo”.

Il prompt dei comandi o console

Il prompt dei comandi è un programma speciale presente da sempre in Windows, privo di una interfaccia grafica ad oggetti, ci permette unicamente di eseguire programmi in modalità esclusivamente testuale. Il suo utilizzo è banale, noi scriviamo un comando tra quelli riconosciuti e otteniamo una risposta. Se non sapete come aprire il prompt dei comandi, vi indico un trucco. Premete la combinazione “windows + r”, apparirà una finestra nella quale vi verrà richiesto di digitare un comando riconosciuto da Windows. Voi digitate “cmd” seguito da invio. Apparirà così il prompt dei comandi. Il lettore di schermo NVDA interagisce bene con il prompt, in fase di scrittura dei comandi basta utilizzarlo in modalità standard, mentre per leggere il contenuto della console dovete spostarvi con la navigazione ad oggetti. Vi rimando al manuale ufficiale di NVDA per capire come utilizzare questa tipologia di navigazione. Se non volete usare tale modalità, in alternativa potete semplicemente premere la combinazione “ctrl + a” seguita dalla combinazione “ctrl + c” per copiare il contenuto testuale del prompt dei comandi negli appunti, vi basterà quindi incollarlo in un editor come Notepad++ e lo potrete consultare come un qualsiasi testo.
Una tipica operazione che possiamo fare con il prompt è ad esempio quella di spostarci nella cartella di lavoro dove creeremo i nostri file e cartelle per java, nel nostro caso, digitando “cd c:\sviluppo” e premendo invio, ci sposteremo all’interno di questa cartella.
Per chi fosse interessato vi indico la pagina di Wikipedia dove sono elencati tutti i comandi supportati dal prompt, per il nostro corso non è necessario conoscerli tutti, ma è utile sapere quali usare per muoversi tra le directory del nostro pc.

Come funziona Java

Se vogliamo sviluppare in Java, dobbiamo sapere che parliamo di un linguaggio ad oggetti interpretato, infatti una volta scritto il codice con questo linguaggio di alto livello, esso viene compilato in linguaggio intermedio (il byte code) che successivamente viene interpretato ed eseguito da una Virtual Machine che è incaricata di dialogare con il sistema in cui è in esecuzione. Essendoci una virtual machine per ogni sistema operativo, capite che Java risulta un linguaggio universale, infatti una volta scritto il codice sorgente di alto livello, esso sarà sempre lo stesso da compilare, indipendentemente dal sistema operativo su cui dovrà girare il software sviluppato. Ritornando al concetto di SDK, per scrivere in Java, serve che sul vostro pc sia installato un insieme di librerie e programmi chiamato nello specifico JDK, esso contiene sia la parte per compilare, JDK appunto, sia la parte per eseguire il codice, la Java Virtual Machine (jre), tutto all’interno della cartella “bin”.
Ecco il link dal quale scaricare la versione 11 della open JDK , tramite la quale potrete compilare ed eseguire il vostro codice scritto in Java. Una volta scaricato lo zip di open JDK, non dovete fare altro che scompattarlo nella cartella sviluppo creata precedentemente. Avremo così la struttura “c:\sviluppo\jdk-11”.

Configurare la variabile di ambiente per Java

Per permettere all’IDE e al sistema operativo di trovare la versione di Java installata nel vostro sistema, dovete settare, tramite le preferenze di Windows, una nuova voce nella variabile di ambiente Path, che punti alla cartella bin della vostra installazione di Java. Path è la variabile di sistema utilizzata da Windows per individuare gli eseguibili richiesti dallo stesso o su richiesta nel prompt dei comandi. Dal prompt dei comandi, digitando “echo %PATH%” potete vedere quali variabili di ambiente sono già presenti nel vostro pc. Se in passato avevate installato java per altri motivi, lo potreste già trovare, attenti solo alla versione installata. Se non è presente alcun riferimento a java, dovete procedere come segue:

  • premiamo il tasto “start” in windows e digitiamo “ambiente”, ci verrà proposta la voce “modifica le variabili di ambiente relative al sistema”, premiamola;
  • appare una nuova finestra, muoversi con il “tab” fino al tasto “variabili di ambiente …”, premiamolo;
  • appare una nuova finestra, spostarsi con il “tab” fino al gruppo “variabili di sistema”, qui è presente un elenco navigabile con le frecce con tutta una serie di variabili di sistema già presenti;
  • facciamo tab fino ad incontrare il tasto “nuova…”, premiamolo e nella finestra di dialogo che appare digitiamo il nome della nuova variabile di ambiente, dobbiamo chiamarla JAVA_HOME, spostiamoci con il “tab” sul campo “valore” dove dovremo indicare il percorso della variabile, nel nostro caso il percorso dovrebbe essere “c:\sviluppo\jdk-11”, scriviamolo e spostiamoci con il “tab” sul tasto “ok”. È importante che questo percorso indichi la cartella padre che contiene la cartella “bin”. Se avete installato java in un altra directory, accertatevi di inserire il percorso esatto;
  • a questo punto dobbiamo aggiungere questa variabile “JAVA_HOME” al path. Spostiamoci nuovamente con “shift + tab” sul gruppo “variabili di sistema” e con la freccia giù o su cerchiamo una variabile chiamata “path”. Una volta selezionata (basta esserci posizionati sopra), spostiamoci con il “tab” fino al tasto “modifica..”, premiamolo;
  • appare una nuova finestra di dialogo con l’elenco di tutti gli elementi della variabile path, non badiamo al contenuto, ma spostiamoci con il “tab” fino al tasto “nuovo”, premiamolo. Entreremo così in un campo in editazione, non dovremo fare altro che inserire la stringa %JAVA_HOME%\bin e dare invio. Spostiamoci con il “tab” fino al tasto “ok”, premiamolo;
  • tornati alla schermata precedente, la finestra generale delle variabili di ambiente, cerchiamo il tasto “ok” e premiamolo.

dopo questa procedura, il comando java diverrà disponibile in tutto il sistema. Digitando nel prompt dei comandi il comando “java -version” verrà descritta la versione di Java installata di default nel sistema, quella che verrà utilizzata ad esempio da Eclipse. Nel caso della open jdk comparirà una risposta simile a questa:
openjdk version "11" 2018-09-25
OpenJDK Runtime Environment 18.9 (build 11+28)
OpenJDK 64-Bit Server VM 18.9 (build 11+28, mixed mode)

Installare Java più facilmente

È importante sapersi muovere in Windows e sapere gestire le variabili di ambiente. È una cosa comunque da imparare. Se però, inizialmente, avete delle difficoltà a seguire la procedura per installare Java manualmente, potete scaricare da qui una versione di Java autoinstallante. Questa procedura creerà per voi le variabili di sistema necessarie al funzionamento di Java. Unica differenza è che non sarà la Open JDK, ma sarà la versione distribuita da Oracle, che se usata in ambiente di produzione a lavoro, è a pagamento, ma ai fini di questa guida è assolutamente utilizzabile.

Problemi con le versioni di java precedentemente installate

Potrebbe accadere che alcuni lettori di questa guida abbiano già installato versioni di java precedenti alla 11. Ciò potrebbe essere accaduto in modo involontario, magari java era necessario per eseguire un programma che lo richiedeva. IN questi casi bisogna procedere con cautela. Accertarsi del motivo per cui si ha java. Si può quindi decidere se disinstallarlo o se mantenere la versione vecchia e la 11 in contemporanea. Non c’è una scelta universale, bisogna considerare caso per caso, soprattutto perchè in alcuni casi la disinstallazione delle versioni vecchie di java non va sempre a buon fine. Altro problema che spesso si verifica è che le versioni di java precedenti alla 11 fanno uso di diverse chiavi di registro che se non rimosse creano dei problemi alle versioni successive.
Io consiglio di provare a seguire la procedura descritta in questa guida senza disinstallare le versioni precedenti e vedere se tutto vi torna, altrimenti è necessario agire in modo puntuale in base alla situazione che si è venuta a creare.

Attenzione alle versioni: 32 bit o 64 bit?

Fate molta attenzione a installare versioni compatibili dei software sul vostro sistema. Se avete Windows a 64 bit, la versione di java ed Eclipse possono essere anche a 32 bit, a patto che condividano la stessa versione, non possiamo installare java a 32 bit e poi lanciare Eclipse a 64, ci darebbe errore. Se invece il vostro sistema operativo è a 32 bit, anche java ed Eclipse devono essere a 32 bit. In questi casi anomali, tentando di eseguire Eclipse, può verificarsi l’errore “java started but returned exit code 13”. Questa guida è pensata per Windows 10 a 64 bit, fate attenzione nel caso abbiate versioni diverse. Per sapere che versione di sistema operativo avete installato, potete andare nel prompt dei comandi e digitare “systeminfo”, appariranno una serie di informazioni tra cui “Tipo sistema:” dove è specificato se la versione è a 32 o 64 bit.

Visualizzare le estensioni dei file

Il sistema Windows nasconde di default le estensioni dei file conosciuti, ma uno sviluppatore ha sempre bisogno di visualizzarle e gestirle in autonomia. Ci sono diversi modi per cambiare questa impostazione, io vi consiglio un metodo molto rapido. Consiste nel premere il tasto “start” di Windows e digitare “estensioni”, vi verrà proposto di accedere al pannello “mostra/nascondi estensioni file”. Selezionate questa voce, atterrerete nel pannello dove è possibile gestire le opzioni sui file. Muovetevi con il tasto “tab” fino a trovare una visualizzazione ad albero che contiene le diverse opzioni, scendete con “freccia giù” fino a trovare la voce “nascondi le estensioni per i tipi di file conosciuti”, deselezionatela e premete il tasto “ok”, il gioco è fatto.

La tastiera del PC portatile e i tasti funzione

Facendo uso intensivo delle combinazioni di tasti messe a disposizione da Windows e dai software che utilizzeremo, dovremo prestare attenzione al fatto che su alcuni computer portatili, di default, la funzione dei tasti che vanno da f1 a f12 è alterata. Infatti essi sono configurati per gestire alcune opzioni del computer portatile, tipo alzare e abbassare il volume, aumentare o diminuire la luminosità, attivare o meno il WiFi eccetera. Dovete quindi ripristinare il funzionamento tradizionale di questi tasti. Solitamente si fa in due modi: dal BIOS del vostro PC o tramite apposita impostazione in Windows (se disponibile per il vostro modello). In caso non riusciate a cambiare questo settaggio, sarete costretti ad aggiungere alle combinazioni che vedono coinvolte i tasti da f1 a f12 la pressione del tasto “fn”, molto scomodo dato che alcune combinazioni a due tasti diventano a 3 tasti.

Alcuni cenni sul mondo Mac

Naturalmente Java è disponibile anche per piattaforma Mac OSX. Anche Eclipse lo è, però non è perfettamente accessibile con il lettore VoiceOver o perlomeno non soddisfa pienamente i requisiti di accessibilità con questo screen reader. Se parliamo di programmazione associata al mondo del lavoro, abbiamo necessità di avere un ambiente completo come Eclipse, quindi non consiglio questo software agli utilizzatori di Mac che utilizzano esclusivamente il lettore di schermo, altro discorso per gli utenti ipovedenti che sfruttano il proprio residuo visivo.
Posso però darvi alcune indicazioni. Come editor di testo alternativo consiglio l’accessibile CotEditor, scaricabile dal Mac App Store.
Mentre come alternativa parziale ad Eclipse propongo CodeRunner, scaricabile qui.
Per installare Java consiglio di scaricare questa versione di Java 11 e di seguire la procedura di installazione.
Fatto ciò, tutte le istruzioni java da linea di comando descritte in questa guida saranno utilizzabili anche sui sistemi Apple.

Il mio primo programma in Java

Senza darvi alcun cenno di programmazione, ma al solo scopo esempiflicativo, vediamo il codice di un primo ipotetico programma in Java.

public class HelloWorld {
public static void main(String[] args) {
System.out.println("Guida introduttiva all'IDE Eclipse, per programmare in modo accessibile");
}
}

Non vi resta che creare un file di testo nella vostra cartella sviluppo e rinominarlo come “HelloWorld.java“. Apritelo con un editor di testo, come l’accessibile notepad++ e incollate al suo interno il codice proposto. Salvate il file appena prodotto.
Aprite il prompt dei comandi, come visto in precedenza e digitate “cd c:\sviluppo”, per spostarvi nella vostra cartella di lavoro tramite la console. A questo punto sarete in grado di eseguire il programma precedentemente scritto con i seguenti comandi:

  • compilazione del file java: “javac HelloWorld.java”. Questo comando creerà nella cartella il file HelloWorld.class, che è il nostro file compilato e pronto per l’esecuzione;
  • esecuzione del file class compilato: “java HelloWorld”

Vedrete che nel prompt dei comandi l’output sarà “Guida introduttiva all’IDE Eclipse, per programmare in modo accessibile”.

Eclipse, un ide accessibile

Eclipse è un IDE che nasce accessibile, compatibile con le tecnologie vocali, a questa pagina potete leggere alcune informazioni e modalità di interazione con l’interfaccia del software. Gli utilizzatori di screen reader possono muoversi tra le varie sezioni di Eclipse mediante il solo utilizzo della tastiera, senza mouse. Infatti è questa la particolarità di chi utilizza il software da non vedente, il mouse non si usa e grazie alle numerose scorciatoie da tastiera (hotkey) si è in grado di padroneggiare il software in oggetto. Per comodità vi condivido un file di testo che contiene un buon numero di scorciatoie, quelle che utilizzo quotidianamente per il mio lavoro. Questi sono quasi tutti i requisiti di sistema che dovete possedere per iniziare gli sviluppi con Eclipse, dovete avere una buona padronanza del pc tramite lettore di schermo e conoscere le basi della programmazione.

Installare Eclipse

Una volta scaricato il file zip contenente il software Eclipse, non dovete fare altro che scompattarlo nella cartella “sviluppo” precedentemente creata, dato che lo zip contiene già una cartella eclipse. Avremo così la struttura di directory “c:\sviluppo\eclipse”. All’interno della cartella principale troverete il file eseguibile eclipse.exe da lanciare per avviare l’IDE. Ma prima di eseguirlo dovete compiere ancora alcune operazioni.

La struttura dell’interfaccia di Eclipse

Una volta avviato Eclipse, vi troverete difronte ad un software ben strutturato, complesso se non lo si conosce, semplice da usare se invece si sa dove mettere le mani. Questa guida non vuole essere esaustiva, ma darvi giusto i rudimenti per iniziare. Grazie alle scorciatoie da tastiera di cui vi ho condiviso un file da scaricare, potremo spostarci tra le viste principali. Immaginate la schermata principale di Eclipse come una grossa scatola, un contenitore, che prende il nome di perspective. Questo contenitore ha al suo interno degli scompartimenti chiamati view. In ognuna di queste view sono contenuti una serie di strumenti per lavorare con il codice. Le principali view per iniziare sono quella chiamata Editor, dove è presente la zona in cui scrivere il codice, la view del package explorer dove potremo navigare il nostro progetto in una struttura ad albero, molto simile al file system, la view problems dove sono segnalati eventuali errors o warnings e la view denominata console dove potremmo vedere le prime esecuzioni del nostro codice java. Tutte le viste e i rispettivi menu e tool sono raggiungibili mediante scorciatoie da tastiera. Come tutte le applicazioni standard di Windows, premendo il tasto “alt” si accede al menu principale dell’applicazione, dove troveremo tutte le opzioni e strumenti presenti nell’IDE. Dovete avere un solo accorgimento importante, infatti in tutte le schermate che presentano un tasto “browse”, solitamente usato per impostare un percorso su file sistem, nel quale salvare o leggere un file o una cartella, questo bottone aprirebbe una finestra di ricerca del percorso non accessibile. Dato che tale bottone è preceduto da un campo di testo a scrittura libera, consiglio di scrivere sempre a mano il percorso a cui si fa riferimento, va bene anche se lo incollate dagli appunti. È una delle poche cose non accessibili di Eclipse alla data odierna.

Aumentare l’accessibilità di Eclipse con un Addon

Per aumentare la compatibilità di NVDA con l’IDE Eclipse, io ed Alberto Zanella, abbiamo collaborato allo sviluppo di un Addon per il lettore di schermo, assolutamente da installare, vi rimando alla pagina ufficiale su GIT Hub “eclipse-nvda”, scaricate l’ultima release presente e per usarlo al meglio, seguite tutte le istruzioni descritte nel paragrafo “Eclipse Configuration”. Inoltre imparate a conoscere e navigare il sito di Git Hub, dato che rappresenta uno dei più diffusi repository di progetti open source in diversi linguaggi, ne sentirete ancora parlare.

Passiamo all’azione e scriviamo il codice di HelloWorld in Eclipse

Per scrivere lo stesso codice visto in precedenza tramite Eclipse, seguiamo i seguenti passi:

  • apriamo il software, dopo il caricamento ci verrà richiesto di scegliere il nostro workspace, l’area di lavoro dove verranno memorizzati i nostri file. Apparirà una finestra di dialogo e il focus di NVDA sarà attivo in un campo di testo presente in questa finestra, cancellatene il contenuto ed inserite il percorso “c:\sviluppo\workspace” e premete invio;
  • apparirà così la schermata principale, con la rispettiva schermata di benvenuto, molto noiosa da gestire, chiudiamola premendo “alt + -“, apparirà un menu dal quale scegliere la voce close;
  • ora premiamo il comando “ctrl + n”, apparirà una finestra modale dalla quale dovremo scegliere “Create Java Project” spostandoci con freccia giù, è una voce presente in un elenco di proposte, diamo invio;
  • ci verrà chiesto di dare un nome al progetto, possiamo chiamarlo come preferiamo, ad esempio “corso programmazione java”;
  • muoviamoci con il tab fino al gruppo “jre”, composto da radio button, spostiamoci con freccia destra per selezionare la voce “use a default jre”. (In alcune versioni di Eclipse vi viene richiesto se volete creare un “module info”, a noi non serve, non creiamolo) premiamo invio;
  • torneremo così alla pagina principale dell’IDE Eclipse. In base alla versione di Eclipse e alle diverse impostazioni, potrebbe comparire una finestra di dialogo modale che vi chiede se volete aprire la prospective predefinita per Java, cioè quella contenente tutte le view necessarie per lo sviluppo in questo linguaggio, voi dite di aprirla;
  • a questo punto NVDA dovrebbe atterrare sulla view del package explorer, ma se ciò non dovesse accadere, premiamo la combinazione “ctrl + f7 (tenendo premuto ctrl e rilasciando f7) apparirà così una finestra di dialogo contenente un elenco di view, sempre con ctrl premuto, usando le frecce su o giù o premendo lo stesso f7, si ciclerà sulle viste disponibili;
  • attenzione che in base alla prospective utilizzata, potrete esplorare l’albero del progetto nella view package explorer o nella view projects explorer, non ha al momento importanza quale delle due utilizzerete, quindi non fatevi bloccare da questo dettaglio;
  • atterrati sul package explorer, ci troveremo difronte ad un albero navigabile con le sole freccie, individuiamo la cartella src e premiamo “ctrl + n”;
  • apparirà la stessa finestra modale di quando abbiamo creato il progetto, ma questa volta dovremo scegliere “create a Java class”, diamo invio;
  • apparirà una finestra in cui vi verrà chiesto di inserire un nome, scrivete “HelloWorld” (senza estensione .java), il nome non deve mai contenere spazi, poi spostatevi con tab fino alla voce “public static void main (String args[])” e date spazio per selezionarla. Premete infine “alt + f”;
  • avete creato la prima classe Java nella quale potrete scrivere il codice da eseguire. Il focus di NVDA passerà così automaticamente all’editor di testo (non dovesse accadere ciclate tra le view e selezionate voi l’editor) e vi basterà sostituire alla riga contrassegnata dal commento:
    // TODO Auto-generated method stub
    la nuova riga
    System.out.println("Guida introduttiva all’IDE Eclipse, per programmare in modo accessibile");
    Salvate premendo “ctrl + s”;
  • eseguite il programma con “ctrl + f11”;
  • potrete vedere l’output nella console di Eclipse, ciclando tra le view con “ctrl + f7” ed atterrando su quella chiamata console.

Conclusioni

Ora, se già non le avete, non vi resta che acquisire le basi della programmazione ad oggetti e potrete iniziare a sviluppare con questo potente linguaggio. Concludo qui questo primo articolo, vuole essere solo un’introduzione alle possibilità di programmazione, non vuole essere una guida esaustiva, ma solo un punto di partenza. In questo focus sono presenti tutti i link per scaricare il necessario e partire nei primi sviluppi. Per maggiori informazioni o percorsi formativi non esitate a contattarmi.
Ringrazio tutti gli utenti che hanno voluto lasciarmi un feedback sull’articolo e che grazie alla loro esperienza utente hanno collaborato a correggere eventuali errori o imprecisioni, siete stati preziosi.

Download proposti

Materiale proposto

  • Java 8 manuale online libero su Wiki Books: un manuale unico nel suo genere in quanto gratuito e collaborativo, un buon punto di partenza;
  • Manuale di Java 5 di Claudio De Sio Cesari pdf gratuito: questo manuale ha significato molto per me, chiaro e completo, nulla viene lasciato al caso. Lo consiglio sempre come punto di partenza, anche se parla della versione 5 di java, che risale al 2004. Rimane sempre attuale nello spiegare i concetti cardine e i paradigmi della programmazione ad oggetti, per me rimane il miglior manuale in circolazione. Naturalmente l’autore ha scritto anche i successivi capitoli a pagamento sulle nuove versioni di java;
  • Implementazione di algoritmi materiale online libero su Wiki Books: una volta impratichiti nell’analisi di un problema e capiti i concetti per la stesura di uno pseudocodice, potrete sbizzarrirvi nell’analizzare gli algoritmi proposti, progettandoli e scrivendoli a modo vostro e confrontando le soluzioni proposte.

IT Desk per l’orientamento e formazione sulle tecnologie assistive: si parte oggi alle ore 16 a Torino.

Finalmente oggi si parte con il nostro IT Desk dedicato alle persone diversamente abili. Nel pomeriggio verranno a trovarci 3 ragazze, coetanee, con la loro storia da raccontare. Scopriremo così quali sono i loro bisogni formativi e costruiremo su di loro il giusto percorso di crescita, per portarle verso una nuova autonomia tecnologica. L’IT Desk è ad accesso gratuito ed è rivolto a tutti coloro che hanno la necessità di imparare a padroneggiare, con le tecnologie assistive, Personal Computer e dispositivi mobili, indispensabili per la propria autonomia nella vita, nel lavoro e nel tempo libero.

Anche Spindox da voce alla mia storia.

Segnalo con enorme piacere che anche Spindox, l’azienda per cui lavoro, si è dimostrata sensibile alla vicenda “dell’autonomia in città e semafori sonori”, scrivendo un articolo sul blog aziendale.

Dal blog Spindox: “Lorenza Castagneri, giornalista del Corriere della Sera, ha dato voce alla storia di Alessandro Albano, collega di Spindox non vedente. A proposito di semafori sonori e autonomia in città.”

Lorenza Castagneri da voce alla mia storia in un suo articolo sul Corriere della Sera. A proposito di semafori sonori e autonomia in città.

Ringrazio la giornalista Lorenza Castagneri per avere dato voce alla mia storia, di cui ho scritto recentemente in questo blog. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla tematica dell’accessibilità urbana e del modo in cui si spostano in città le persone diversamente abili.
Il ritaglio dell'articolo sul Corriere della Sera
Chi è Alessandro Albano, 39 anni, è cieco da 10 a causa di una malattia degenerativa della retina: la retinite pigmentosa. Vive a Mirafiori Nord e lavora come programmator e a San Donato. Scusi ma lei davvero spende 40 euro ogni giorno per andare a lavorare? «Se devo prendere il taxi andata e ritorno, sì. Se facessi sempre così mi ci vorrebbero 800 euro al mese. Per fortuna, negli anni, mi sono costruito una rete di amici e conoscenti che mi accompagnano. Ma ovviamente gli do una mancia. Oggi spendo circa 20 euro al giorno. A volte vado in macchina con mia moglie. Ma in una famiglia, è difficile riuscire a fare combaciare gli orari dei vari componenti: sono casi rari. Vivo ogni giorno nell’incertezza», risponde Alessandro Albano. Questa è la sua vita quotidiana da impiegato non vedente. Programmatore, vive a Mirafiori Nord e lavora a San Donato, ma il problema non è tanto dover attraversare la città. C’è il bus 71 che passa davanti a casa sua. «Vivo a due passi da via Guido Reni, nelle vicinanze dell’anagrafe, e lì ci sono due semafori sonori. Sarebbe comodissimo usare il bus. Il fatto è che nella zona del mio ufficio, nel complesso Piero della Francesca, i semafori sonori invece non esistono. Questo nonostante ci siano più strade che si intersecano, l’ospedale Amedeo di Savoia, l’Università, il Santo Volto. Lo stesso accade davanti all’ospedale Maria Vittoria dove dovrei scendere dal 71 e salire sul tram 9. Per meusare i mezzi pubblici per andare a lavorare è impossibile. Ho dovuto organizzarmi». Ma da cittadino Albano si chiede come il Comune ha intenzione di aiutare lui e gli altri che potrebbero trovarsi nella sua situazione. «Anche perché a Torino è praticamente impossibile accedere ad eventuali buoni taxi. Io sono in graduatoria, ma non sono mai riuscito a beneficiare del contributo perché i fondi sono limitati. Comunque sarebbe un supporto minimo. Lo esaurirei in quattro giorni di lavoro». Albano ha raccontato la sua storia anche a Marco Bongi, il presidente dell’Apri, l’associazione Pro retinopatici e ipovedenti. Però adattare un impianto semaforico ai non vedenti può costare anche diecimila euro. E così, a Torino, il quadro è desolante: solo il 13,7 per cento dei semafori è “sonorizzato” anche se la quota è in leggero miglioramento. Nel 2018 sono stati adattati sette attraversamenti, due saranno completati a breve e nei prossimi mesi verranno sistemati tutti gli impianti di via Nizza da corso Vittorio a piazza Carducci. La Città prova a fare il possibile. Il resto, almeno al momento, sembra lo debbano fare i cittadini e anche a proprie spese. «Due anni fa, prima di iniziare nella mia attuale azienda, avevo provato il percorso. Sapevo che c’erano difficoltà. Ma non avrei mai rinunciato al lavoro dei miei sogni».

Semafori sonori per non vedenti e viabilità: una richiesta al Comune di Torino.

#accessibilità #semafori #sonori #mobilità #nonvedenti #lavoro #autonomia #torino

Segue la mail inviata al Comune di Torino per sensibilizzare all’installazione di semafori sonori in zona ospedale Maria Vittoria e in zona Piero della Francesca. L’intervento si rende necessario per rendere la zona accessibile e di conseguenza, permettermi di recarmi sul posto di lavoro con i mezzi pubblici. Tali punti di interesse personali sono condivisi con la comunità dato che sono nei pressi di ospedali, università e Curia di Torino, oltre al fatto che il Piero della Francesca ospita decine di aziende.

Condivido con tutti voi il documento, inviatomi  dalla Segreteria Tecnica dell’ Assessore Viabilità, Infrastrutture, Trasporti e Mobilità di Torino, contenente i semafori sonori ad oggi installati in Torino. Il fatto che siano presenti in questo documento non ne attesta il corretto funzionamento.

——– Messaggio Inoltrato ——–
Oggetto: Semafori acustici, mezzi pubblici, viabilità pedonale lavoratore non vedente
Data: Wed, 20 Mar 2019 10:44:12 +0100
Mittente: Alessandro Albano
A: segreteria.assessorelapietra@comune.torino.it, Info.viabilitaetrasporti@comune.torino.it, segreteriapresidentecirc4@comune.torino.it, maria.lapietra@comune.torino.it, urc@comune.torino.it, segreteria.sindaca@comune.torino.it, segreteria.vicesindaco@comune.torino.it, segreteria.assessoreschellino@comune.torino.it
CC: claudio.cerrato@gmail.com, Gabriele.delcarlo@comune.torino.it, APRI Onlus , Marco Bongi

Buongiorno a tutti,
sono un lavoratore non vedente di Torino, lavoro da 19 anni e da circa 2 anni lavoro al Piero della Francesca e vi scrivo per segnalarvi che non mi è possibile recarmi a lavoro con i mezzi pubblici. Il problema è dovuto dall’assenza di semafori sonori e di attraversamenti sicuri in prossimità delle fermate. In città mi sposto con il bastone bianco. Gli orari sono quelli classici di un lavoratore, la mattina tra le 8 e le 9.30 e nel pomeriggio dalle 16.30 alle 19.

Io parto da Via Forno Canavese (10136) a Torino, mirafiori nord, fino a qui tutto ok, mi reco alla fermata per prendere il 71 (direzione Porta Susa – Bolzano capolinea) in Via Guido Reni, qui ci sono anche i semafori sonori grazie ad un ufficio anagrafe presente a pochi passi.

Devo andare in Corso Svizzera 189/A, per farlo, devo scendere dal 71 e prendere la linea 9 nei pressi dell’Ospedale Maria Vittoria (due attraversamenti via Cibrario e corso Tassoni).

Mi sono fermato nell’esplorare la zona di arrivo in Corso Svizzera. All’andata dovrei scendere alla fermata 184, “Piero della Francesca”, ma è impossibile attraversare in direzione Corso Svizzera 189/A, non c’è alcun semaforo sonoro e nessun riferimento, troppo rischioso farlo “alla cieca”. Pensare che stiamo parlando di meno di 50 metri dalla meta. L’attraversamento risulta pericoloso anche per chi ci vede.

Al ritorno dovrei recarmi alla fermata 183, “Piero della Francesca”,appena dopo via Nole. Lo posso fare, ma completamente “alla cieca”, rischio alto, ci sono dei riferimenti urbani, tipo transenne, che mi permettono di orientarmi un minimo. Qui manca addirittura il semaforo (tra l’altro siamo a pochi metri dalla Diocesi di Torino dove è presente la Chiesa e gli uffici della Curia). Poi devo scendere sempre al Maria Vittoria.

Per non lasciare nulla al caso, con un amico, mi sono spinto fino alla fermata Amedeo di Savoia, sempre in Corso Svizzera, circa a 400 metri da dove lavoro io. Ho pensato, qui c’è un ospedale e l’Università di informatica, ci sarà di sicuro il semaforo sonoro. Infatti NON c’è assolutamente nulla, mi sbagliavo. Non era un tragitto comodo, ma era un qualcosa. Sono solo 400 metri, ma percorsi da non vedente e con due attraversamenti senza semafori, comunque pericoloso.

Sempre in Corso Svizzera, tra i civici 189/A e 185 Bis, sono presenti, in un senso e nell’altro, le eventuali fermate provvisorie della linea 3 e linea 9, anche questi attraversamenti non risultano sonorizzati.

Come intende aiutarmi il Comune di Torino?

Vi prego di non rispondermi che non ci sono i fondi.

È poco utile che vi dica, perchè lo sapete già, che a Torino non è praticamente possibile accedere ad eventuali buoni taxi (sono in graduatoria, ma è tutto fermo da anni)o qualsiasi altro tipo di trasporto per diversamente abili. Per non parlare dell’assoluta mancanza di alternative al servizio taxi. Ad oggi, recarmi a lavoro, mi costa circa 40€ al giorno.

Allego un doc con i semafori sonori in Torino, aggiornato al 2011, avete qualcosa di + aggiornato?

Metto in copia anche l’associazione di categoria Apri Onlus – www.ipovedenti.it

Grazie mille.

Rimango a disposizione.

Ora resto in attesa di una risposta da parte del Comune di Torino.
Stay tuned.

Festival della Scienza: per una matematica accessibile ed inclusiva.

Il tema è caldo, l’accessibilità della matematica alle persone non vedenti. Ne abbiamo parlato al Festival della Scienza di Genova e Spindox, l’azienda per cui lavoro è stata al nostro fianco e ci da visibilità con una intervista sul blog aziendale. Da leggere tutto d’un fiato.

Il linguaggio Latex per l’accessibilità dei non vedenti ai contenuti scientifici

Lavorare nel mondo IT con una disabilità visiva: “assolutamente possibile”, una scelta vincente!

La problematica occupazionale per le persone affette da disabilità visiva, rappresenta da tempo, un tabù che in realtà è ormai sfatato e superato. Non voglio assolutamente sminuire la questione, ma oggi, con un Personal Computer equipaggiato di sintesi vocale, è possibile svolgere diverse mansioni, da quelle di ufficio a quelle più tecnologiche, come lo sviluppatore di software.
Dico questo perchè vivo sulla mia pelle, quotidianamente, l’inserimento in realtà aziendali, nel mondo IT, dove posso esprimere il mio potenziale, “addirittura” da non vedente. Quello occupazionale, rappresenta per me un tema molto caldo, di certo, una persona come tale, ha bisogno di intraprendere un percorso formativo che lo porti a diventare uno sviluppatore di software. Ciò è vero, sia per persone diversamente abili, sia per persone normodotate. La persona diversamente abile ha semplicemente bisogno di un approccio più attento nel ricevere la formazione specifica, chi gli insegna a programmare, deve conoscere gli strumenti giusti, quelli accessibili, l’approccio deve essere meno orientato alla visione, ma orientato al ragionamento e all’ascolto del codice sorgente del software che si intende produrre. Non dimentichiamo infatti che l’apprendimento, passerà per la maggiore, dal canale uditivo. Se poi, il novello sviluppatore conosce il Braille, esso può rappresentare un arma in più, grazie all’utilizzo delle barre Braille collegate al PC tramite bluetooth o cavo usb.
Giunti a questo punto può sorgere il dubbio che però questa tipologia di lavoratore possa avere delle limitazioni, ma vi posso rispondere che questo può essere vero se non si mette il lavoratore nelle giuste condizioni per esprimere il suo potenziale. Se a un non vedente chiediamo di produrre interfacce grafiche, di certo non porterà ad un risultato ottimale, posso scrivere ad esempio una interfaccia web in HTML e JavaScript, ma se nel mio team di lavoro è presente un collega che sviluppa Front End, forse è meglio che se ne occupi lui, soprattutto per le fasi di test della stessa. Da non vedente mi occupo di Back End, sviluppo in Java con i più utilizzati framework, uso Eclipse come IDE perchè totalmente accessibile, mi connetto ai database e scrivo query e tanto altro.
È fondamentale fare parte di un contesto in cui ci si sente parte integrante del progetto, dove si può dare il proprio contributo, dove ci si guadagna lo stipendio. I colleghi che ci circondano devono imparare a conoscerci, a capire i nostri punti di forza in modo da contribuire alla formazione di un team di lavoro omogeneo. Tutto ciò è assolutamente possibile, a patto che si conoscano le tecnologie assistive su PC per fare tutto ciò e si conoscano i software accessibili per svolgere questo lavoro. Come in tutto e come per tutti, se manca la conoscienza, se non si è preparati, si faticherà.
Questo blog vuole essere un punto di partenza, un supporto, io mi rendo disponibile ad informarvi ed orientarvi, per rendervi la vita più semplice, mettendo al vostro servizio ciò che ho imparato autonomamente in questi 18 anni di lavoro nel mondo IT.

Global Accessibility Awareness Day 2018: professionisti IT, diversamente abili e istituzioni si incontrano per un software più accessibile

Segnalo con molto piacere ed interesse che anche per il 2018 l’Italia sarà in prima fila per il Global Accessibility Awareness Day, manifestazione rivolta a professionisti del mondo IT, aziende, associazioni, istituzioni e persone diversamente abili che si incontrano per sensibilizzare e dare vita ad un software più accessibile. L’appuntamento è per il 18 Maggio a Bologna ed a questo indirizzo potrete trovare tutte le info per partecipare.

Come un non vedente usa il PC!

Ma voi lo sapete che una persona non vedente o ipovedente grave è in grado di usare un comune Personal Computer? Si, proprio come quello che usate voi normodotati. Ciò desta ancora stupore, nonostante ciò accada da anni, ma io voglio venire allo scoperto e spiegarlo anche a voi che non lo sapete!
Questa panoramica può essere utile per una famiglia che incrocia la disabilità visiva per la prima volta, magari per un figlio, un compagno di classe o un vicino di casa, ma può essere utile anche ad un’azienda per inserire nel proprio organico una categoria protetta con deficit visivo, scoprirete che con le Htecnologie assistive si può fare di tutto ed a costo zero. Continua a leggere Come un non vedente usa il PC!