AWS DeepLens – Videocamera con funzioni di apprendimento approfondito per sviluppatori: insegnarle a riconoscere lo stato dei semafori e la presenza di strisce pedonali?

Ormai, un po’ tutti, abbiamo sentito parlare di “deep learning”, che nient’altro significa che “apprendimento approfondito”, associato solitamente al mondo dei dispositivi facenti parte del mondo dello IOT, tradotto come “internet delle cose”, oppure possiamo trovare questi termini associati anche al mondo delle auto a guida autonoma. Non so a voi, ma a me tutta questa tecnologia evoca sogni di autonomia e indipendenza, soprattutto nel territorio urbano che mi circonda quotidianamente.
In passato, era proibitivo parlare in questi termini, soprattutto a livello di individuo privato, per gli elevati costi e per il livello acerbo della tecnologia, ma oggi nessuno può privarci di sognare un mondo interconnesso, fatto da telecamere e dispositivi indossabili che ci possano aiutare nelle nostre autonomie quotidiane.
Alcuni dispositivi hanno visto la luce da diversi anni, sono sul mercato da meno, ma nessuno soddisfa un’esigenza urbana di cui ho già trattato, gli attraversamenti semaforici pedonali.
Navigando in rete mi sono così imbattuto in un prodotto, dai costi contenuti, meno di 250 dollari, che mi ha fatto sognare, si tratta del “AWS DeepLens – Videocamera con funzioni di apprendimento approfondito “. Parliamo di una telecamera, programmabile, istruibile al riconoscimento, interconessa con i servizi AWS del colosso Amazon.
Dal sito ufficiale, il produttore, la descrive con queste parole “AWS DeepLens aiuta a consegnare, letteralmente, l’apprendimento approfondito nelle mani degli sviluppatori, con una videocamera interamente programmabile, tutorial, codice e modelli preformati, progettati per ampliare le capacità di apprendimento approfondito” e continua spiegando “Impara le basi del machine learning: una tecnica di apprendimento automatico che utilizza reti neurali per apprendere ed effettuare previsioni, tramite progetti di visione artificiale, tutorial ed esplorazione pratica del mondo reale con un dispositivo fisico. AWS DeepLens permette di eseguire modelli di apprendimento approfondito in locale sulla videocamera, per analizzare e intervenire sulla base di ciò che viene visualizzato”.
Mi fermo qui, facendo una considerazione: penso non sia affatto azzardato ipotizzare un apprendimento del dispositivo rivolto al riconoscimento urbano, magari incrociato con altri dati tecnici del territorio stesso, che ci porti finalmente a muoverci con più autonomia, realizzando anche il nostro sogno, quello di sapere se un semaforo è verde e se stiamo camminando sulle strisce pedonali nella giusta direzione.
Oggi la tecnologia c’è, ci va qualcuno che investa nell’implementazione di tali dispositivi e “servizi” per metterli al “servizio” delle persone diversamente abili.

Per approfondimenti: sito ufficiale AWS DeepLens – Videocamera con funzioni di apprendimento approfondito

IT Desk per l’orientamento e formazione sulle tecnologie assistive: si parte oggi alle ore 16 a Torino.

Finalmente oggi si parte con il nostro IT Desk dedicato alle persone diversamente abili. Nel pomeriggio verranno a trovarci 3 ragazze, coetanee, con la loro storia da raccontare. Scopriremo così quali sono i loro bisogni formativi e costruiremo su di loro il giusto percorso di crescita, per portarle verso una nuova autonomia tecnologica. L’IT Desk è ad accesso gratuito ed è rivolto a tutti coloro che hanno la necessità di imparare a padroneggiare, con le tecnologie assistive, Personal Computer e dispositivi mobili, indispensabili per la propria autonomia nella vita, nel lavoro e nel tempo libero.

Orientamento e formazione sulle tecnologie assistive per l’inclusione

Segnalo che è attivo un nuovo servizio da me gestito, insieme agli amici dell’associazione “I sogni di nonna Marisa onlus”, ecco il comunicato ufficiale.

L’associazione “I sogni di nonna Marisa onlus” è lieta di annunciare l’istituzione di un servizio di “formazione e orientamento tecnologico” destinato a persone diversamente abili affette da disabilità sensoriali. Nello specifico, il servizio, si occuperà in una fase iniziale delle disabilità visive, sarà destinato a persone ipovedenti e non vedenti.

COSA PROPONIAMO:

  • Conoscenza della persona, il suo sapere e il suo vissuto, con un’analisi del bisogno e delle aspettative. Ricerca delle possibili soluzioni tecnologiche per il raggiungimento dei propri obiettivi personali
  • percorsi formativi per l’uso di Personal Computer, smartphone e tablet mediante tecnologie vocali assistive (fare riferimento al programma ECDL per gli argomenti trattati)
  • percorsi formativi di alto livello mirati alla collocazione lavorativa
  • orientamento sulle soluzioni didattiche adottate nel campo dell’istruzione e ricerca delle soluzioni caso per caso
  • utilizzo di smartphone, tablet, e ausili per la geolocalizzazione indispensabili alla propria indipendenza di orientamento e mobilità

A CHI È RIVOLTO: persone diversamente abili di età compresa tra gli 8 e i 99 anni (e famigliari nel caso di minori), insegnanti di sostegno
COSTI: completamente gratuito
QUANDO: a partire da Maggio, il primo e il terzo mercoledì del mese, dalle ore 16 alle ore 19.
DOVE: presso gli spazi di The Organism siti in Via Tirreno, 45 a Torino.
COME: su appuntamento se non inseriti in un percorso formativo già avviato, contattando il referente di progetto, Alessandro Albano, al numero 3492449623, anche tramite Whats App .

Anche Spindox da voce alla mia storia.

Segnalo con enorme piacere che anche Spindox, l’azienda per cui lavoro, si è dimostrata sensibile alla vicenda “dell’autonomia in città e semafori sonori”, scrivendo un articolo sul blog aziendale.

Dal blog Spindox: “Lorenza Castagneri, giornalista del Corriere della Sera, ha dato voce alla storia di Alessandro Albano, collega di Spindox non vedente. A proposito di semafori sonori e autonomia in città.”

Lorenza Castagneri da voce alla mia storia in un suo articolo sul Corriere della Sera. A proposito di semafori sonori e autonomia in città.

Ringrazio la giornalista Lorenza Castagneri per avere dato voce alla mia storia, di cui ho scritto recentemente in questo blog. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla tematica dell’accessibilità urbana e del modo in cui si spostano in città le persone diversamente abili.
Il ritaglio dell'articolo sul Corriere della Sera
Chi è Alessandro Albano, 39 anni, è cieco da 10 a causa di una malattia degenerativa della retina: la retinite pigmentosa. Vive a Mirafiori Nord e lavora come programmator e a San Donato. Scusi ma lei davvero spende 40 euro ogni giorno per andare a lavorare? «Se devo prendere il taxi andata e ritorno, sì. Se facessi sempre così mi ci vorrebbero 800 euro al mese. Per fortuna, negli anni, mi sono costruito una rete di amici e conoscenti che mi accompagnano. Ma ovviamente gli do una mancia. Oggi spendo circa 20 euro al giorno. A volte vado in macchina con mia moglie. Ma in una famiglia, è difficile riuscire a fare combaciare gli orari dei vari componenti: sono casi rari. Vivo ogni giorno nell’incertezza», risponde Alessandro Albano. Questa è la sua vita quotidiana da impiegato non vedente. Programmatore, vive a Mirafiori Nord e lavora a San Donato, ma il problema non è tanto dover attraversare la città. C’è il bus 71 che passa davanti a casa sua. «Vivo a due passi da via Guido Reni, nelle vicinanze dell’anagrafe, e lì ci sono due semafori sonori. Sarebbe comodissimo usare il bus. Il fatto è che nella zona del mio ufficio, nel complesso Piero della Francesca, i semafori sonori invece non esistono. Questo nonostante ci siano più strade che si intersecano, l’ospedale Amedeo di Savoia, l’Università, il Santo Volto. Lo stesso accade davanti all’ospedale Maria Vittoria dove dovrei scendere dal 71 e salire sul tram 9. Per meusare i mezzi pubblici per andare a lavorare è impossibile. Ho dovuto organizzarmi». Ma da cittadino Albano si chiede come il Comune ha intenzione di aiutare lui e gli altri che potrebbero trovarsi nella sua situazione. «Anche perché a Torino è praticamente impossibile accedere ad eventuali buoni taxi. Io sono in graduatoria, ma non sono mai riuscito a beneficiare del contributo perché i fondi sono limitati. Comunque sarebbe un supporto minimo. Lo esaurirei in quattro giorni di lavoro». Albano ha raccontato la sua storia anche a Marco Bongi, il presidente dell’Apri, l’associazione Pro retinopatici e ipovedenti. Però adattare un impianto semaforico ai non vedenti può costare anche diecimila euro. E così, a Torino, il quadro è desolante: solo il 13,7 per cento dei semafori è “sonorizzato” anche se la quota è in leggero miglioramento. Nel 2018 sono stati adattati sette attraversamenti, due saranno completati a breve e nei prossimi mesi verranno sistemati tutti gli impianti di via Nizza da corso Vittorio a piazza Carducci. La Città prova a fare il possibile. Il resto, almeno al momento, sembra lo debbano fare i cittadini e anche a proprie spese. «Due anni fa, prima di iniziare nella mia attuale azienda, avevo provato il percorso. Sapevo che c’erano difficoltà. Ma non avrei mai rinunciato al lavoro dei miei sogni».

Semafori sonori per non vedenti e viabilità: una richiesta al Comune di Torino.

#accessibilità #semafori #sonori #mobilità #nonvedenti #lavoro #autonomia #torino

Segue la mail inviata al Comune di Torino per sensibilizzare all’installazione di semafori sonori in zona ospedale Maria Vittoria e in zona Piero della Francesca. L’intervento si rende necessario per rendere la zona accessibile e di conseguenza, permettermi di recarmi sul posto di lavoro con i mezzi pubblici. Tali punti di interesse personali sono condivisi con la comunità dato che sono nei pressi di ospedali, università e Curia di Torino, oltre al fatto che il Piero della Francesca ospita decine di aziende.

Condivido con tutti voi il documento, inviatomi  dalla Segreteria Tecnica dell’ Assessore Viabilità, Infrastrutture, Trasporti e Mobilità di Torino, contenente i semafori sonori ad oggi installati in Torino. Il fatto che siano presenti in questo documento non ne attesta il corretto funzionamento.

——– Messaggio Inoltrato ——–
Oggetto: Semafori acustici, mezzi pubblici, viabilità pedonale lavoratore non vedente
Data: Wed, 20 Mar 2019 10:44:12 +0100
Mittente: Alessandro Albano
A: segreteria.assessorelapietra@comune.torino.it, Info.viabilitaetrasporti@comune.torino.it, segreteriapresidentecirc4@comune.torino.it, maria.lapietra@comune.torino.it, urc@comune.torino.it, segreteria.sindaca@comune.torino.it, segreteria.vicesindaco@comune.torino.it, segreteria.assessoreschellino@comune.torino.it
CC: claudio.cerrato@gmail.com, Gabriele.delcarlo@comune.torino.it, APRI Onlus , Marco Bongi

Buongiorno a tutti,
sono un lavoratore non vedente di Torino, lavoro da 19 anni e da circa 2 anni lavoro al Piero della Francesca e vi scrivo per segnalarvi che non mi è possibile recarmi a lavoro con i mezzi pubblici. Il problema è dovuto dall’assenza di semafori sonori e di attraversamenti sicuri in prossimità delle fermate. In città mi sposto con il bastone bianco. Gli orari sono quelli classici di un lavoratore, la mattina tra le 8 e le 9.30 e nel pomeriggio dalle 16.30 alle 19.

Io parto da Via Forno Canavese (10136) a Torino, mirafiori nord, fino a qui tutto ok, mi reco alla fermata per prendere il 71 (direzione Porta Susa – Bolzano capolinea) in Via Guido Reni, qui ci sono anche i semafori sonori grazie ad un ufficio anagrafe presente a pochi passi.

Devo andare in Corso Svizzera 189/A, per farlo, devo scendere dal 71 e prendere la linea 9 nei pressi dell’Ospedale Maria Vittoria (due attraversamenti via Cibrario e corso Tassoni).

Mi sono fermato nell’esplorare la zona di arrivo in Corso Svizzera. All’andata dovrei scendere alla fermata 184, “Piero della Francesca”, ma è impossibile attraversare in direzione Corso Svizzera 189/A, non c’è alcun semaforo sonoro e nessun riferimento, troppo rischioso farlo “alla cieca”. Pensare che stiamo parlando di meno di 50 metri dalla meta. L’attraversamento risulta pericoloso anche per chi ci vede.

Al ritorno dovrei recarmi alla fermata 183, “Piero della Francesca”,appena dopo via Nole. Lo posso fare, ma completamente “alla cieca”, rischio alto, ci sono dei riferimenti urbani, tipo transenne, che mi permettono di orientarmi un minimo. Qui manca addirittura il semaforo (tra l’altro siamo a pochi metri dalla Diocesi di Torino dove è presente la Chiesa e gli uffici della Curia). Poi devo scendere sempre al Maria Vittoria.

Per non lasciare nulla al caso, con un amico, mi sono spinto fino alla fermata Amedeo di Savoia, sempre in Corso Svizzera, circa a 400 metri da dove lavoro io. Ho pensato, qui c’è un ospedale e l’Università di informatica, ci sarà di sicuro il semaforo sonoro. Infatti NON c’è assolutamente nulla, mi sbagliavo. Non era un tragitto comodo, ma era un qualcosa. Sono solo 400 metri, ma percorsi da non vedente e con due attraversamenti senza semafori, comunque pericoloso.

Sempre in Corso Svizzera, tra i civici 189/A e 185 Bis, sono presenti, in un senso e nell’altro, le eventuali fermate provvisorie della linea 3 e linea 9, anche questi attraversamenti non risultano sonorizzati.

Come intende aiutarmi il Comune di Torino?

Vi prego di non rispondermi che non ci sono i fondi.

È poco utile che vi dica, perchè lo sapete già, che a Torino non è praticamente possibile accedere ad eventuali buoni taxi (sono in graduatoria, ma è tutto fermo da anni)o qualsiasi altro tipo di trasporto per diversamente abili. Per non parlare dell’assoluta mancanza di alternative al servizio taxi. Ad oggi, recarmi a lavoro, mi costa circa 40€ al giorno.

Allego un doc con i semafori sonori in Torino, aggiornato al 2011, avete qualcosa di + aggiornato?

Metto in copia anche l’associazione di categoria Apri Onlus – www.ipovedenti.it

Grazie mille.

Rimango a disposizione.

Ora resto in attesa di una risposta da parte del Comune di Torino.
Stay tuned.

Festival della scienza: provata la cintura smart “Beltmap”.

Sabato 27 Ottobre sono stato al Festival della Scienza di Genova e non mi sono fatto scappare l’occasione di provare qualche dispositivo interessante. La mia attenzione è caduta sulla cintura smart Beltmap. Questo ausilio per ipovedenti e non vedenti, è una fascia da applicare anche sulla propria cintura e il suo scopo è quello di guidarci, tramite vibrazione, lungo percorsi pedonali. Il concetto che sta alla base è relativamente semplice e geniale. Poniamo che il vostro “ombelico” rappresenti il centro, la retta via, la giusta direzione. Ecco, questa cintura tramite delle vibrazioni vi indicherà quando starete andando nella corretta direzione, se le vibrazioni sono centrali, starete muovendovi correttamente, verso il punto di destinazione o verso la prossima svolta a destra o sinistra. Man mano che vi muovete la vibrazione potrebbe spostarsi sulla fascia indicandovi il movimento da compiere per posizionare centralmente la vibrazione. La cintura gode di un’ottima autonomia e già il prototipo risulta poco ingombrante. Al momento è destinata agli spostamenti all’aperto, ma gli ideatori del dispositivo stanno già progettando una modalità per la navigazione interna di edifici, ipotizziamo tramite l’utilizzo di beacon. La cintura è accompagnata da un’indispensabile app per la gestione della stessa, fornisce il calcolo del percorso e alcuni comandi vocali. Gli sviluppatori ci hanno spiegato che la Beltmap sfrutta i servizi di geolocalizzazione di Google Maps, compresi i suoi punti di interesse (POI), ma è anche possibile l’integrazione con altri servizi e app di geolocalizzazione, ad esempio Seeing Assistant Move. Sembra che il prezzo di lancio sul mercato, previsto per metà 2019, si aggirerà attorno ai 500€, ma si sta lavorando per proporre il prodotto ad un prezzo leggermente inferiore. Gli sviluppatori del progetto ci tengono a sottolineare che la cintura non sostituisce in nessun modo il bastone bianco, ma vanno utilizzati insieme.