Partito il corso di formazione per non vedenti e ipovedenti sul linguaggio di Programmazione Java e Framework Spring

“Il pensiero ricorrente di offrire ad altre persone, diversamente abili come me, la possibilità di poter pensare in grande, di poter avere un lavoro dignitoso, da smanettoni, nel mondo IT.”

Io che nel diventare non vedente ho creduto di perdere la mia professionalità, pensavo di non poter più fare il lavoro che amavo tanto, il programmatore. Io che nel ricostruire la mia formazione, sono riuscito, da solo, a rimettermi in pista, in discussione, in circolo.

L’ostacolo più grande è stato proprio quel “da solo”, dato che nessuno era in grado di darmi una mano, perchè nessuno conosceva così bene la tecnologia associata alla disabilità visiva. E se parlavi di un non vedente che programmava, beh, in pochi ti davano credito.

Ecco alcune delle motivazioni che mi hanno portato a promuovere un corso di formazione gratuito, sulla programmazione, per persone non vedenti e ipovedenti. Ho pensato subito che potesse essere una grande idea. Daltronde non “esisteva” nulla di tutto ciò in circolazione ed erano diverse le persone che già mi avevano manifestato interesse.

E così il 26 Settembre siamo partiti per questo lungo viaggio che terminerà a Giugno 2020, dopo 20 lezioni online, altrettanti colloqui individuali e tante esercitazioni pratiche. Il tutto in FAD sfruttando a pieno i mezzi di comunicazione online più diffusi, alla portata di tutti i partecipanti, iscritti da tutta Italia.
L’obiettivo, ambizioso, è quello di dare la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, con una professione, assolutamente alla portata di un disabile visivo, “quella dell’analista programmatore di software”.
La particolarità di questo percorso è di essere orientato all’accessibilità delle postazioni di lavoro e dei software necessari allo sviluppo software, con cui i partecipanti di questo percorso, potranno lavorare senza barriere.
Grazie alla mia esperienza nel mondo IT, ai miei esperimenti di accessibilità durati anni, allo studio individuale, penso di capirne abbastanza per poter finalmente aiutare anche altri ad inseguire il loro sogno.

Con chi collaboro

Ringrazio con enorme piacere l’ENGIM (Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo) Artigianelli che mi affianca in questa impresa e che darà a queste persone la possibilità di avere un attestato di frequenza per il corso svolto. ENGIM ha subito creduto in questo progetto, riconoscendone le potenzialità umane, inclusive e tecnologiche.
Inoltre, grazie alla consulenza hardware/software degli amici della R.O. SRl, avremo a disposizione un server dedicato TeamTalk per le lezioni online, contributo fondamentale grazie al quale il corso acquista ulteriore professionalità.

Dettagli del percorso formativo

  • titolo: Linguaggio di Programmazione Java e Framework Spring;
  • descrizione del corso: Il percorso formativo ha lo scopo di fornire ai partecipanti le nozioni dei fondamenti della programmazione orientata agli oggetti attraverso l’introduzione del linguaggio di programmazione Java nonchè l’utilizzo del framework Spring per lo sviluppo di applicazioni in Java. Durante il corso si svilupperanno esercizi pratici al fine di poter apprendere correttamente l’utilizzo del linguaggio. Al termine del percorso formativo il corsista avrà acquisito competenze fondamentali nello sviluppo di basilari applicazioni software web basate sul linguaggio di programmazione Java, che è attualmente fra i più richiesti dal mondo del lavoro IT. Il framework Spring si utilizzerà in conbinazione con Maven;
  • durata: 60 ore;
  • costo: gratuito;
  • modalità svolgimento: completamente online (FAD) mediante l’utilizzo di TeamTalk 5 Classic accessibile;
  • tipologia attestato: attestato di frequenza

Anche questa iniziativa si svolgerà sotto il patrocinio della’associazione “i sogni di nonna marisa onlus”, vicina alle tematiche sociali e inclusive che caratterizzano questa opportunità formativa.
Per info e contatti: Alessandro Albano – cell. 3492449623
Stay tuned..

Lo pseudocodice per la scrittura di algoritmi: un metodo efficace anche nella didattica per le disabilità visive

Oggi vi parlo di algoritmi e pseudocodice, in un ottica un po’ diversa dal solito. Ho conosciuto questi termini durante gli studi tecnici come perito informatico, capendone le potenzialità come utente ipovedente. Ne riconosco l’efficacia ancora oggi da non vedente e rilancio dichiarando che per una persona con disabilità visiva, la tecnica della scrittura di pseudocodice è assolutamente efficace, rappresentando comunque una metodologia usata spesso anche da sviluppatori normodotati. Quindi non è un metodo esclusivo, ma una tecnica nata per tutti che nello specifico ci è molto utile.

Una definizione di algoritmo

Wikipedia ci fornisce una definizione di algoritmo chiara e concisa: “Un algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui.”. Cosa aggiungere di altro?
Nel campo informatico e in particolare nel mondo della programmazione, la definizione di algoritmo ci è utile per la risoluzione di varie tipologie di problemi. Infatti, i passi necessari alla risoluzione logica di un dato problema, possono essere convertiti in una sequenza di istruzioni elementari, ordinate, non ambigue e finite.
Successivamente, tali istruzioni, saranno convertite utilizzando la sintassi del linguaggio di programmazione scelto in fase di progettazione.

Un esempio preso dalla vita reale

Potrei proporvi un esempio che appartiene strettamente al mondo della matematica, ma preferisco parlarvi di qualcosa di manuale che fa parte, quasi certamente, della nostra quotidianità. Infatti, ogni giorno, quando compiamo azioni o attività, inconsciamente, utilizziamo degli algoritmi per portarle a termine, tramite una metodologia a noi nota, quella secondo noi più adatta per raggiungere il risultato finale.
Avete mai pensato ai passi necessari e ordinati per preparare una tazza di caffè con una moka?
Seppur con delle piccole variazioni, potremmo ipotizzare i seguenti passi:

  1. prendo la moka;
  2. la svito ;
  3. lavo la moka sotto l’acqua corrente;
  4. riempio il serbatoio dell’acqua in base a quanto voglio intenso il caffè;
  5. inserisco il filtro che conterrà il caffè;
  6. prendo il barattolo del caffè macinato;
  7. con un cucchiaino, riempio il filtro tanto quanto basta per avere un caffè più o meno forte;
  8. avvito la moka;
  9. ripongo la moka chiusa sul fornello ancora spento;
  10. accendo il fuoco e regolo la fiamma;
  11. attendo che il caffè sia pronto;
  12. spengo il fuoco;
  13. prendo una tazza;
  14. verso il caffè nella tazza;
  15. ripongo la moka.

Se ci siamo chiesti il motivo per cui sappiamo preparare un caffè, una risposta possibile è che l’esperienza nel prepararlo, magari ogni mattina per colazione, ci ha fatto migliorare nei passi necessari, moderando la quantità di caffè, lo prepariamo per soddisfare meglio i nostri gusti, mettendo più o meno acqua, ne gestiamo l’intensità. Naturalmente, il nostro risultato finale è il caffè stesso, del quale sappiamo indicare un indice di gradimento ed in base ad esso, la prossima volta, cercheremo di migliorarlo.
Ci capiterà spesso di avere definito una soluzione che crediamo ottimale, per poi accorgerci che ciò che avevamo dedotto era assolutamente migliorabile. Il bello è che potremo migliorare il nostro algoritmo, rendendolo più funzionale, questa prende il nome di fase di ottimizzazione.

Lo pseudocodice

Lo pseudocodice (o pseudocodifica) è una modalità testuale per la rappresentazione di un algoritmo. Tale linguaggio intermedio, non rispetta degli standard definiti da enti preposti e rappresenta il passo precedente alla scrittura vera e propria delle istruzioni in un linguaggio macchina. Anche lo pseudocodice, come i linguaggi veri e propri, deve rispettare una sintassi e delle regole che proveremo a definire.
Quando si raggiunge una certa esperienza nel campo della programmazione, lo pseudocodice torna utile per prendere appunti sulla logica che dovrà avere una certa porzione di codice, è un modo di scrivere universale, chiaro e utile anche ad altri sviluppatori con cui si condivide il lavoro.

Un primo semplice esempio

Senza darvi altre indicazioni teoriche, proviamo a scrivere l’algoritmo che determina se un numero è pari o dispari, tramite il seguente pseudocodice:

  1. INIZIO
  2. Scrivi: “Inserisci un numero naturale n”
  3. Leggi n dall’utente
  4. Se n%2 è = 0 (se il resto della divisione per 2 è 0) ALLORA:
    1. Scrivi: “Il numero è pari”
  5. Altrimenti:
    1. Scrivi: “Il numero è dispari”
  6. FINE SE
  7. FINE

Prestate attenzione al comando “LEGGI n”, infatti esso introduce un concetto fondamentale, quello di variabile. L’elemento n è un contenitore di un certo dato, tale contenitore rimane immutato fino a che non diamo un comando che ne alteri il contenuto. L’abbiamo chiamato n, ma lo potevamo anche chiamare diversamente, ad esempio numero o x, siamo noi a decidere questi nomi.
Come potete vedere, questo linguaggio è più rigoroso rispetto a quello utilizzato per l’algoritmo per la preparazione del caffè. Vengono di certo rispettate delle regole e viene utilizzata una specifica sintassi.
Questa metodologia testuale,è assolutamente accessibile ed utilizzabile da non vedenti e ipovedenti. Si integra in modo ottimale con il lettore di schermo,perchè la sintassi la si può scrivere in un qualsiasi editor di testo e non presenta alcun riferimento grafico.
L’unico passaggio necessario richiesto, è quello di pensare a step, quando si affronta la risoluzione di un problema. Molti di noi già lo fa, senza rendersene conto.
Posso suggerire di iniziare con l’aprire il Blocco Note o un qualsiasi editor di testo e iniziare a elencare i passi necessari alla risoluzione del dato problema. Scriveteli in un linguaggio non formale, ma descrittivo.
Successivamente, accertatevi che gli step siano ordinati in senso logico e non preoccupatevi di eventuali step ripetuti, infatti vedremo come “riciclare” degli step già definiti, in modo da normalizzare il flusso del nostro algoritmo.
Se sono invece presenti passaggi che contengono più operazioni, bisogna cercare di separarli, creando così più step, in modo che sia più semplice convertirli in linguaggio macchina.
Fatto ciò, si può passare alla fase di conversione nel linguaggio di pseudocodifica e solo successivamente convertiremo il tutto nel linguaggio di programmazione scelto.

Definiamo un nostro standard

Nel definire un nostro standard, dobbiamo sempre tenere conto delle istruzioni che un linguaggio di programmazione ci mette a disposizione. Non dobbiamo inoltre dimenticare che un algoritmo, rappresentato tramite lo pseudocodice, dovrebbe poter essere tradotto in qualsiasi linguaggio di programmazione e non solo in quello che vogliamo utilizzare.
Definiamo il seguente standard e utilizziamolo per i nostri algoritmi:

  • INIZIO : punto di inizio del nostro algoritmo;
  • FINE : termine del nostro algoritmo;
  • SCRIVI “stringa” o variabile : output, leggibile dall’utente;
  • LEGGI variabile : input inserito dall’utente;
  • VARIABILE = valore, espressione o procedura : assegna un valore ad una data variabile. Tale valore può essere fisso, come un numero o una stringa, oppure può derivare da un’espressione o dall’esecuzione di una procedura;
  • + : operatore aritmetico di somma;
  • – : operatore aritmetico di sottrazione;
  • * : operatore aritmetico di prodotto;
  • / : operatore aritmetico di divisione;
  • % : operatore per avere il modulo tra due numeri, cioè il resto della divisione tra i due numeri;
  • = : operatore aritmetico usato per assegnare un risultato o un valore;
  • ! : simbolo usato per negare un valore o condizione. Da scrivere prima del valore, condizione o espressione da negare;
  • != : operatore utilizzato per indicare che un valore o condizione è diversa da qualcos’altro;
  • == : operatore usato nelle condizioni per indicare una uguaglianza in un confronto;
  • < o > : simbolo di minore e maggiore, usati per confrontare i valori nelle condizioni dei vari costrutti condizionali;
  • e : usata come una congiunzione, si utilizza per unire più condizioni, indicando così che devono essere entrambe soddisfatte per validare la condizione;
  • o : utilizzata come oppure, indica che tra due condizioni, basta che ne sia valida una per validare il confronto;
  • Se (condizione) ALLORA istruzione1 ALTRIMENTI istruzione2 FINE SE : questa sintassi rappresenta un controllo condizionale, di certo uno dei più utilizzati per definire la logica di un algoritmo. Questo tipo di istruzioni possono essere annidate per aumentare la complessità dei controlli sulle condizioni. Ad esempio, si può inserire un ulteriore SE all’interno del ramo ALTRIMENTI, creando così una serie annidata di controlli condizionali;
  • FINCHÉ (condizione) RIPETI istruzioni FINE FINCHÉ : fino a che una data condizione è verificata, ripeti le istruzioni. Questa sintassi definisce ciò che è chiamato ciclo condizionale;
  • RIPETI istruzioni FINCHÉ (condizione) FINE RIPETI : ripeti le istruzioni fino a che una data condizione è verificata. Anche questa sintassi esprime il concetto di ciclo condizionale, con la differenza che le istruzioni vengono eseguite almeno una volta per poi ripetersi se la condizione è ancora soddisfatta;
  • RICHIAMA nomeprocedura : invoca una data procedura, richiamandola per nome, utile anche per il riuso di porzioni di codice ripetute.

Queste sono le istruzioni principali. Non dimentichiamo che nello scrivere la nostra pseudocodifica, è consigliabile anteporre ad ogni istruzione un numero che ne indichi l’ordinamento, proprio come descritto nell’esempio per l’individuazione dei numeri pari e dispari. Numerare le istruzioni ci serve per capire la struttura dell’algoritmo, soprattutto quando ci troviamo ad utilizzare la sintassi per i costrutti condizionali o i cicli. In alternativa alla numerazione, possiamo incolonnare la pseudocodifica, utilizzando i rientri di riga, tecnica che prende il nome di indentazione del codice, solitamente si utilizzano le tabulazioni, tasto “tab”. Così sarà semplice ed intuitivo incolonnare i blocchi di istruzione sotto al costrutto di appartenenza.
Potremmo definire una pseudocodifica più dettagliata e rigorosa, ma secondo me, con questi costrutti di base, possiamo scrivere con chiarezza tutti gli algoritmi di cui avremo bisogno.
Se capiamo questo approccio, avremo ben chiara la logica dell’algoritmo e tradurre il tutto in un linguaggio macchina sarà semplice.
Questa metodologia è anche molto comoda per testare in modo rapido la logica del nostro flusso di istruzioni. Infatti possiamo prevedere diversi casi in cui cambiando i valori dati in ingresso avremo diversi risultati finali che dovranno rispettare le condizioni del nostro algoritmo. Se questi test dovessero fallire, sarebbe inutile concentrarsi nello scrivere il codice macchina, varrebbe la pena prima dedicarsi alla stesura di uno pseudocodice funzionante.

In conclusione

Abbiamo visto cosa si intende per algoritmo e come lo si converte in uno pseudocodice ben definito. Il passo successivo che rimane da compiere è la traduzione dello stesso in un linguaggio di programmazione. Non ho inventato io questi metodi, ho semplicemente preso spunto dal mio vissuto e penso che questa metodologia, applicata alla disabilità visiva, possa aiutare per ottenere ottimi risultati nella risoluzione di qualsiasi tipo di problema. Molto di ciò che le persone normodotate fanno con la vista, noi lo dobbiamo fare con la mente, dobbiamo avere dei pensieri ben ordinati, ridotti ai minimi termini, la logica del flusso di un listato di codice deve essere disegnata nella nostra mente ed io utilizzo questo metodo semplice e potente.

Materiale e esercizi proposti

  • provare a riscrivere l’algoritmo della moka con la pseudocodifica. Immaginatelo come un flusso in cui vengono date delle istruzioni all’utente tramite il comando “SCRIVI” e vengono inseriti dall’utente ingredienti tramite “LEGGI”;
  • scrivere una seconda versione dell’algoritmo della moka, implementando delle situazioni particolari. Ad esempio l’assenza di caffè, senza il quale non potremmo preparare la bevanda. In questo modo potrete utilizzare il costrutto condizionale “SE …”. Potete inventare voi delle nuove situazioni da gestire e controllare;
  • progettare una calcolatrice per effettuare le 4 operazioni fondamentali (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione). È un progetto apparentemente semplice, ma presenta delle piccole insidie dovute alle proprietà fondamentali di queste potenti operazioni. Supponiamo che i numeri inseriti in input siano interi positivi >= 0 (l’insieme dei numeri naturali). Progettate voi liberamente la logica, le fasi di input e output e tutti i controlli da effettuare sui numeri inseriti e sulla fattibilità delle operazioni;
  • Implementazione di algoritmi materiale online libero su Wiki Books: una volta impratichiti nell’analisi di un problema e capiti i concetti per la stesura di uno pseudocodice, potrete sbizzarrirvi nell’analizzare gli algoritmi proposti, progettandoli e scrivendoli a modo vostro e confrontando le soluzioni proposte. Consiglio di iniziare con l’algoritmo per l’elevazione a potenza e con l’algoritmo di Euclide. Man mano che si andrà avanti con gli studi, si riusciranno a risolvere anche quelli più complessi.

Orientamento e formazione sulle tecnologie assistive per l’inclusione di persone diversamente abili

Segnalo che è attivo un nuovo servizio gestito insieme agli amici dell’associazione “I sogni di nonna Marisa onlus”, ecco il comunicato ufficiale dell’iniziativa.

L’associazione “I sogni di nonna Marisa onlus” è lieta di annunciare l’istituzione di un servizio di “formazione e orientamento tecnologico” destinato a persone diversamente abili affette da disabilità sensoriali. Nello specifico, il servizio, si occuperà in una fase iniziale delle disabilità visive, sarà destinato a persone ipovedenti e non vedenti.

COSA PROPONIAMO

  • Conoscenza della persona, il suo sapere e il suo vissuto, con un’analisi del bisogno e delle aspettative. Ricerca delle possibili soluzioni tecnologiche per il raggiungimento dei propri obiettivi personali;
  • percorsi formativi per l’uso di Personal Computer, smartphone e tablet mediante tecnologie vocali assistive (fare riferimento al programma ECDL per gli argomenti trattati);
  • percorsi formativi di alto livello mirati alla collocazione lavorativa;
  • orientamento sulle soluzioni didattiche adottate nel campo dell’istruzione e ricerca delle soluzioni caso per caso;
  • approccio al pensiero computazionale tramite attività di coding applicato alle disabilità sensoriali;
  • analisi e formazione sugli ausili utilizzati o consigliati alla persona destinataria dell’intervento;
  • utilizzo di smartphone, tablet, e ausili per la geolocalizzazione indispensabili alla propria indipendenza di orientamento e mobilità.

A CHI È RIVOLTO: persone diversamente abili di età compresa tra gli 8 e i 99 anni (e famigliari nel caso di minori), insegnanti di sostegno
COSTI: completamente gratuito
QUANDO: il primo e il terzo giovedì del mese, dalle ore 17 alle ore 20.
DOVE: presso la Cascina Roccafranca sita in Via Edoardo Rubino, 45, 10137 Torino TO.
COME: su appuntamento contattando il referente di progetto, Alessandro Albano, al numero 3492449623, anche tramite Whats App .

IT Desk per l’orientamento e formazione sulle tecnologie assistive: si parte oggi alle ore 16 a Torino.

Finalmente oggi si parte con il nostro IT Desk dedicato alle persone diversamente abili. Nel pomeriggio verranno a trovarci 3 ragazze, coetanee, con la loro storia da raccontare. Scopriremo così quali sono i loro bisogni formativi e costruiremo su di loro il giusto percorso di crescita, per portarle verso una nuova autonomia tecnologica. L’IT Desk è ad accesso gratuito ed è rivolto a tutti coloro che hanno la necessità di imparare a padroneggiare, con le tecnologie assistive, Personal Computer e dispositivi mobili, indispensabili per la propria autonomia nella vita, nel lavoro e nel tempo libero.

Lo Screen Reader da vicino: primi passi con NVDA e la tastiera

Per usare un Personal Computer con Windows, da non vedenti, dobbiamo installare e sapere utilizzare un software chiamato “lettore di schermo”. Windows ne integra uno di base, chiamato Narrator, un po’ limitato, per questo motivo noi utilizzeremo NVDA, gratuito, completo e open source.

Ma cosa è un lettore di schermo

Lo screen reader, non fa altro che vocalizzare gli elementi presenti sullo schermo, siano essi documenti, file o programmi. Per fare ciò utilizza una sintesi vocale, una voce sintetica. Nvda viene fornito con una sintesi vocale open source non per tutti orecchiabile, ma per gli utilizzatori di Windows 10, esso si interfaccia con la sintesi vocale integrata in Windows, chiamata Windows One core, la variante italiana da la possibilità di scegliere tra una voce femminile, Elsa, ed una maschile, Cosimo.
Possiamo scaricare NVDA dal sito ufficiale e scopriremo così che Questo progetto esiste e vive grazie alle donazioni ed hai finanziamenti, nulla è dovuto, vi verrà chiesto se volete fare o meno una donazione, siete liberi di decidere in autonomia. La mia personale esperienza è che dopo un periodo di valutazione, ho cominciato a dare un contributo economico al progetto in quanto vorrei che vivesse a lungo.
Facendoci aiutare da un vedente, solo per la prima installazione, una volta scaricato il programma lo dovremo installare, senza badare, momentaneamente, alla personalizzazione dello stesso. Questo software ci permette di utilizzare il PC con Windows senza il supporto del mouse, noi non vedenti non lo usiamo, a meno di rari casi, ma comunque non lo useremo in modo tradizionale.

L’importanza di conoscere la tastiera

Diventa così fondamentale conoscere molto bene la tastiera, conoscere la posizione dei tasti e come mettere le nostre dita in relazione ad essi.

I componenti aggiuntivi

Facciamo però un passo indietro. Dobbiamo sapere che NVDA ci da la possibilità di aggiungere delle funzionalità extra, tali funzionalità servono per rendere NVDA maggiormente compatibile e funzionale con diversi software. Ciò è reso possibile mediante la semplice installazione di componenti aggiuntivi, chiamati Addon, scaricabili da questo sito .

Ancora sulla tastiera: 10 dita

È doveroso fare questa premessa perchè noi, per imparare ad usare nel modo giusto la tastiera, utilizzeremo un software da installare sul nostro PC, si chiama 10 dita ed è scaricabile a questo link e per fare lavorare bene NVDA con questo software bisogna installare un componente aggiuntivo, scaricabile a questo link .
10 dita è semplicemente un software che ci guida ed aiuta a migliorare nella scrittura e migliora la padronanza della tastiera, mediante piccoli esercizi. Non siete obbligati ad utilizzarlo ma io lo consiglio sempre, anche solo per valutare il vostro livello di conoscenza della tastiera.
NVDA per poter funzionare, si serve di una serie di combinazioni di tasti, singoli o in combinazione, con queste combinazioni potremo fare tutto ciò che il PC ci mette a disposizione, senza il mouse. Inizialmente è richiesto un discreto sforzo per imparare le combinazioni più utilizzate, quelle più comuni, poi con il tempo le memorizzerete e diventeranno automatiche. Potete trovare tali combinazioni nel menù di NVDA oppure potete scaricare da qui un elenco di alcuni comandi selezionati che ho preparato personalmente.

Conclusioni

Ora avete tutto il necessario per muovere i primi passi con NVDA ma per imparare a padroneggiarlo è necessario un percorso formativo, questo vuole solo essere un articolo riepilogativo per cominciare, reperire tutto il materiale, per avere degli spunti.
Se siete interessati a imparare ad usare NVDA per uso personale, lavorativo o perchè siete genitori o insegnanti di sostegno non esitate a contattarmi, saprò darvi diverse indicazioni e informarvi sui percorsi formativi che potrete intraprendere.

Elenco dei download proposti:

Inaugurazione Laboratorio “S. Polin”

Sono lieto di annunciare l’inaugurazione del Laboratorio per la ricerca e la sperimentazione di nuove tecnologie assistive per le STEM “S. Polin”. Il nuovo laboratorio intende essere un luogo di riferimento per promuovere la diffusione delle tecnologie assistive per l’accesso alla didattica ed alla ricerca di persone con disabilità.

INFORMAZIONI SULL’EVENTO:
20 novembre 2018, ore 12, Aula Magna, Dipartimento di Matematica “G.Peano” dell’Università di Torino, Via Carlo Alberto 10.

Inaugurazione Laboratorio “S. Polin”

EVENTO UFFICIALE SU FACEBOOK

Festival della Scienza: per una matematica accessibile ed inclusiva.

Il tema è caldo, l’accessibilità della matematica alle persone non vedenti. Ne abbiamo parlato al Festival della Scienza di Genova e Spindox, l’azienda per cui lavoro è stata al nostro fianco e ci da visibilità con una intervista sul blog aziendale. Da leggere tutto d’un fiato.

Il linguaggio Latex per l’accessibilità dei non vedenti ai contenuti scientifici